“Le obbligazioni non perdono” è una delle frasi più pericolose della finanza
Quando si parla di obbligazioni o titoli di Stato, molti risparmiatori li associano automaticamente a tre parole:
- sicurezza, cedola, rimborso.
È comprensibile, ma è anche qui che nascono molti equivoci.
Un’obbligazione può essere uno strumento molto utile in un portafoglio, ma va capita per quello che è davvero.
Non basta guardare la cedola, non basta leggere la parola “Stato”, non basta sapere che esiste una scadenza.
Vediamo quindi alcuni miti molto diffusi.
1. “Se è un’obbligazione, non può perdere”
Falso.
Il prezzo di un’obbligazione può salire e scendere durante la sua vita.
- può dipendere da diversi fattori:
- andamento dei tassi di interesse;
- durata residua;
- solidità dell’emittente;
- andamento degli spread;
- liquidità del titolo;
- struttura dell’obbligazione;
- presenza di clausole particolari.
Se compro un’obbligazione a 100 e, dopo qualche mese, il mercato la quota 92, il mio patrimonio registra una perdita potenziale di 8.
Questo può accadere anche se l’emittente continua regolarmente a pagare le cedole.
La perdita diventa effettiva se vendo a quel prezzo.
2. “Se la tengo fino a scadenza, recupero sempre 100”
Anche questa affermazione va corretta.
In molti casi, se l’obbligazione prevede un rimborso a 100 e l’emittente rispetta i propri impegni, chi la mantiene fino alla scadenza riceve il valore di rimborso previsto.
Ma non significa che il capitale sia sempre “garantito”.
Bisogna considerare:
- il rischio che l’emittente non riesca a rimborsare;
- eventuali eventi di credito;
- obbligazioni subordinate;
- titoli perpetui;
- clausole di rimborso particolari;
- eventuale vendita prima della scadenza.
Quindi la presenza di una scadenza non elimina automaticamente il rischio.
3. Cedola e rendimento non sono la stessa cosa
Questo è probabilmente uno degli errori più comuni.
Immaginiamo un’obbligazione con:
- valore nominale: 100;
- cedola annua: 4%.
Se la compro a 100, ricevo 4 euro all’anno.
Ma cosa succede se il titolo viene comprato a un prezzo diverso?
Se lo compro a 95, continuo a ricevere 4 euro di cedola, ma 4 euro su 95 equivalgono a circa il 4,21%.
Inoltre, se alla scadenza il titolo viene rimborsato a 100, oltre alle cedole avrò anche una differenza positiva tra 95 e 100.
Se invece lo compro a 105, continuo a ricevere 4 euro, ma il rendimento cedolare scende a circa il 3,81%.
E se viene poi rimborsato a 100, avrò anche una perdita di 5 sul capitale.
Per questo motivo, dire:
- “questa obbligazione paga il 4%”
non significa automaticamente dire:
- “questa obbligazione rende il 4%”.
4. Il rendimento vero dipende dal prezzo di acquisto
Per capire realmente quanto può rendere un’obbligazione si guarda spesso al cosiddetto Yield to Maturity, cioè il rendimento a scadenza.
È un indicatore che tiene conto di:
- prezzo pagato;
- cedole future;
- tempo residuo;
- valore di rimborso finale.
In modo semplice, cerca di rispondere alla domanda:
- “Se compro oggi questo titolo a questo prezzo e lo porto a scadenza, quale rendimento teorico posso ottenere?”
Naturalmente è una stima, non una promessa.
Presuppone infatti che l’emittente rispetti i propri impegni e che i flussi previsti vengano effettivamente pagati.
5. Il prezzo che vedo non è sempre quello che pago
Nel mercato obbligazionario si incontra spesso il concetto di corso secco.
Il corso secco è il prezzo del titolo al netto della parte di cedola già maturata.
Quando si compra un’obbligazione tra una data di cedola e l’altra, il compratore riconosce al venditore la quota di cedola maturata fino a quel momento.
Quindi il prezzo effettivamente pagato può essere dato da:
- corso secco + rateo maturato
Questo prezzo viene spesso indicato come prezzo tel quel.
È un dettaglio tecnico, ma utile per capire perché il prezzo visualizzato e l’importo effettivamente addebitato possono non coincidere perfettamente.
6. Perché i tassi fanno muovere il prezzo delle obbligazioni
Questo è un altro punto fondamentale.Immaginiamo di avere un’obbligazione che paga una cedola del 2%.
Se domani vengono emesse nuove obbligazioni simili che rendono il 4%, il vecchio titolo al 2% diventa meno interessante.
Per renderlo competitivo, il suo prezzo deve scendere.
Viceversa, se i nuovi titoli rendono meno, il titolo che paga il 2% può diventare più interessante e salire di prezzo.In termini semplici:
- tassi in aumento → prezzi delle obbligazioni tendono a scendere
- tassi in diminuzione → prezzi delle obbligazioni tendono a salire
È uno dei principi fondamentali del mercato obbligazionario.
7. Più lunga è la durata, maggiore può essere l’oscillazione
Un titolo a due anni e un titolo a trent’anni non reagiscono allo stesso modo a una variazione dei tassi.
Più lunga è la durata, più il prezzo tende a essere sensibile ai movimenti dei rendimenti di mercato.
Per questo le obbligazioni a lunga scadenza possono essere molto più volatili di quanto molti immaginino.
Una cedola più alta non significa quindi automaticamente un investimento migliore.
Spesso significa semplicemente che il mercato sta remunerando un rischio maggiore.
Il caso delle obbligazioni perpetue
Le obbligazioni perpetue meritano un discorso a parte.
Come suggerisce il nome, non hanno una vera data di scadenza.
Possono prevedere la possibilità per l’emittente di rimborsarle anticipatamente, ma questa possibilità non equivale a un obbligo di rimborso alla prima data utile.
Questo significa che il capitale può rimanere investito per un periodo molto lungo.
Per questo motivo una perpetua può essere molto sensibile a:
- variazioni dei tassi;
- condizioni dell’emittente;
- andamento del credito;
- decisioni di rimborso;
- condizioni di mercato.
Le cedole possono essere elevate, ma non sono “gratis”.
Una cedola maggiore spesso compensa rischi maggiori.
Titolo di Stato non significa rischio zero
Anche i titoli di Stato possono oscillare.
La loro solidità dipende dalla qualità creditizia dello Stato emittente, ma il prezzo resta comunque influenzato dai tassi di interesse, dall’inflazione, dalla durata e dalle aspettative del mercato.
Un titolo di Stato molto lungo può avere oscillazioni importanti anche senza alcun rischio immediato di default.
Questo è un punto che molti sottovalutano.
Quindi, cosa bisogna guardare davvero?
Prima di acquistare un’obbligazione non basta chiedersi
:“Quanto paga di cedola?”
Le domande corrette sono:
- quanto la sto pagando?
- qual è il rendimento a scadenza?
- quanto manca alla scadenza?
- chi è l’emittente?
- qual è il suo rischio di credito?
- quanto può oscillare il prezzo?
- posso permettermi di mantenerla fino alla scadenza?
- che ruolo deve avere nel mio portafoglio?
Queste domande contano molto più della cedola scritta sul titolo.
In conclusione
Le obbligazioni non sono strumenti “semplici” solo perché spesso vengono percepite come prudenti.
Possono essere molto utili, ma vanno comprese.
Obbligazionario non significa senza rischio.
Significa semplicemente che i rischi sono diversi da quelli dell’azionario.
La vera domanda non dovrebbe essere:
“Quanto rende questa obbligazione?”
ma:
“Quanto rende rispetto al rischio che sto assumendo, al tempo che ho davanti e al prezzo che sto pagando?”
È lì che comincia una scelta consapevole.
Contenuto a finalità informativa ed educativa. Non costituisce una raccomandazione di investimento. Ogni scelta deve essere valutata in funzione della situazione personale, degli obiettivi, dell’orizzonte temporale e del profilo di rischio.
