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Quando parliamo di previdenza complementare, parliamo spesso di futuro, pensione, vantaggi fiscali e costruzione di un capitale nel tempo.

Molto meno frequentemente ci chiediamo una cosa apparentemente semplice:

dove vengono realmente investiti i nostri soldi?

La domanda mi è tornata in mente leggendo un recente intervento dell’economista Alessandro Volpi, pubblicato su L’Antidiplomatico l’8 settembre 2026 con un titolo decisamente provocatorio:

“La guerra in casa Del Vecchio: così la finanza privata minaccia i risparmiatori”.

Volpi prende spunto dalle tensioni interne alla famiglia Del Vecchio e alla holding Delfin per porre una questione molto più generale: quanto possono le vicende di grandi gruppi finanziari e industriali riflettersi, indirettamente, anche sui risparmi previdenziali degli italiani?

È una domanda che merita attenzione.

Ma senza allarmismi.

Un fondo pensione non tiene i nostri soldi in un cassetto

Quando versiamo denaro in una forma di previdenza complementare, quel capitale viene normalmente investito sui mercati finanziari.

A seconda del comparto scelto possiamo trovare obbligazioni governative, obbligazioni societarie, azioni italiane e internazionali, fondi e altri strumenti finanziari.

La stessa COVIP, l’Autorità che vigila sulla previdenza complementare, ricorda che i contributi degli aderenti vengono investiti secondo le caratteristiche delle diverse linee di investimento. (Covip⁠)

Questo significa una cosa importante:

anche un fondo pensione investe nell’economia reale e nei mercati e, di conseguenza, non vive in un universo separato dalle crisi finanziarie, dalle oscillazioni delle Borse o dalle vicende delle grandi aziende.

Il caso Del Vecchio e il problema della concentrazione

Nell’articolo citato, Alessandro Volpi osserva come diverse società nelle quali Delfin possiede partecipazioni rilevanti abbiano a loro volta un peso importante nel mercato azionario italiano.Il punto interessante, a mio avviso, va però oltre la singola famiglia o la singola holding.

È il tema della concentrazione. Quando un indice finanziario, un fondo o un portafoglio è fortemente esposto a pochi titoli, pochi settori o poche aree geografiche, ciò che accade a quei soggetti può avere conseguenze maggiori sull’investimento.

È un principio elementare della finanza:

concentrare aumenta la dipendenza da ciò che accade a pochi soggetti; diversificare distribuisce il rischio.

Questo però non significa che migliaia di fondi pensione italiani siano direttamente esposti alle vicende della famiglia Del Vecchio nella misura che il titolo dell’articolo potrebbe far pensare.

I dati COVIP aiutano a riportare il fenomeno nelle giuste proporzioni.

Alla fine del 2025, gli investimenti delle forme di previdenza complementare risultavano concentrati soprattutto in obbligazioni governative e altri titoli di debito, pari al 55,8% degli investimenti considerati dalla COVIP.

I titoli di capitale rappresentavano il 24%, mentre l’esposizione azionaria complessiva, considerando anche quella detenuta attraverso gli organismi di investimento collettivo, arrivava al 32,9%

.Gli investimenti diretti in azioni di imprese italiane erano circa 2,4 miliardi di euro. (Covip⁠)

Quindi il rischio esiste, come esiste in qualsiasi investimento finanziario.

Ma deve essere valutato nelle sue reali dimensioni.

Fondo pensione significa allora capitale garantito?

No. Ed è probabilmente questo il concetto più importante da comprendere.La previdenza complementare gode di una struttura normativa e di controlli molto rigorosi, ma questo non significa automaticamente che ogni euro versato sia garantito contro qualsiasi perdita.

La normativa italiana prevede che le forme pensionistiche complementari siano costituite attraverso appositi fondi o patrimoni separati.

È una tutela fondamentale.

Significa, semplificando, che il patrimonio destinato alla previdenza degli aderenti ha una propria autonomia rispetto al patrimonio del soggetto che gestisce o istituisce la forma pensionistica.

Ma attenzione: separazione patrimoniale e garanzia finanziaria sono due concetti diversi.

La separazione patrimoniale protegge il risparmiatore da determinate vicende del gestore.

Non elimina invece le oscillazioni dei mercati finanziari.

Se scegliamo una linea prevalentemente azionaria, il valore potrà salire e scendere.

Se scegliamo una linea obbligazionaria, avremo rischi differenti.

Se scegliamo una linea garantita, dovremo leggere attentamente quando, come e a quali condizioni opera effettivamente quella garanzia.

Il vero rischio è spesso non sapere cosa abbiamo scelto

Quando incontro una persona che possiede già un fondo pensione, una delle prime domande che pongo non è:

“Quanto hai versato?”

Ma:

“Sai in quale comparto sei investito?”

Molto spesso la risposta è no.

E questo è un problema.

Due persone possono avere entrambe un “fondo pensione” e trovarsi in situazioni completamente differenti.

Una potrebbe avere una linea prudente prevalentemente obbligazionaria.

Un’altra una linea bilanciata.

Una terza una forte esposizione azionaria internazionale.

Una quarta una linea con determinate forme di garanzia.

Chiamarli semplicemente tutti “fondi pensione” rischia quindi di nascondere ciò che realmente conta.

Previdenza significa soprattutto tempo

C’è poi un altro elemento fondamentale: l’orizzonte temporale.

Un investimento previdenziale di una persona di 25 o 30 anni non dovrebbe necessariamente essere costruito nello stesso modo di quello di chi si trova a pochi anni dalla pensione.

Le oscillazioni che possono essere sopportabili in un orizzonte di trent’anni potrebbero diventare molto più delicate quando il momento dell’uscita si avvicina.

Non a caso anche COVIP continua a dedicare attenzione alle strategie cosiddette life-cycle, nelle quali il livello di rischio può modificarsi progressivamente con l’avvicinarsi dell’età pensionabile. (Covip⁠)

Non esiste quindi il “miglior fondo pensione” in assoluto.

Esiste una soluzione che deve essere coerente con la persona, con la sua età, con il tempo disponibile e con la sua capacità di sopportare le oscillazioni.Informarsi non significa avere paura

Ho voluto riprendere l’articolo di Alessandro Volpi non perché ritenga che dobbiamo preoccuparci ogni volta che leggiamo di una battaglia societaria o di una crisi finanziaria.

Al contrario. Credo che la consapevolezza sia uno dei migliori antidoti alla paura.

Sapere che cosa possediamo.

Sapere dove vengono investiti i nostri soldi.

Conoscere il livello di rischio del comparto.

Capire quanto il portafoglio sia diversificato.

Controllare periodicamente se la scelta fatta dieci o vent’anni prima sia ancora coerente con la nostra situazione.

E soprattutto non confondere mai parole come previdenziale, prudente o garantito senza averne prima compreso realmente il significato.

Le cinque domande che farei al mio fondo pensione

Se possiedi già una forma di previdenza complementare, prova a rispondere a queste domande:

In quale comparto sono investito?

Quanta parte del mio capitale è esposta ai mercati azionari?

In quali Paesi, settori e strumenti vengono investiti i miei contributi?

Esiste una garanzia?

E in quali circostanze opera realmente?

La linea che avevo scelto anni fa è ancora adeguata alla mia età e al tempo che manca alla pensione?

Se non conosci le risposte, non significa necessariamente che ci sia qualcosa che non va nel tuo fondo pensione.

Significa semplicemente che è arrivato il momento di conoscerlo meglio.

Perché quando parliamo della nostra pensione futura, non credo sia sufficiente sapere quanto stiamo mettendo da parte. Dovremmo sapere anche come lo stiamo facendo.


Spunto di riflessione tratto dall’articolo di Alessandro Volpi, “La guerra in casa Del Vecchio: così la finanza privata minaccia i risparmiatori”, pubblicato su L’Antidiplomatico l’8 settembre 2026.

I dati sulla previdenza complementare citati nell’articolo provengono da COVIP e dalla normativa vigente.

Le considerazioni contenute in questo articolo hanno finalità esclusivamente informative ed educative e non costituiscono una raccomandazione personalizzata di investimento.

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