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Avere molte cose non significa necessariamente averle organizzate

Quando si parla di patrimonio, il primo pensiero va quasi sempre agli investimenti.

Quanto rende il portafoglio?

Quanto rischio sto assumendo?

Dove potrebbero andare i mercati?

Sono domande importanti. Ma più il patrimonio diventa articolato, meno sono sufficienti.

Una persona può avere un buon portafoglio finanziario, alcuni immobili, una partecipazione in un’azienda, una posizione previdenziale e una buona disponibilità sul conto corrente.

Ogni singola scelta può persino essere sensata.

Eppure può mancare qualcosa: una visione che tenga insieme tutto.


Il patrimonio non è soltanto ciò che è investito

Dentro un patrimonio convivono spesso risorse con funzioni molto diverse.

C’è denaro che deve essere immediatamente disponibile e denaro che probabilmente non servirà per molti anni.

Ci sono immobili che rappresentano un investimento e altri che hanno soprattutto un valore familiare.

Per un imprenditore esiste poi un confine, non sempre così netto, tra patrimonio personale e patrimonio dell’impresa.

Ci sono la previdenza, la protezione della famiglia, eventuali debiti, il futuro dei figli e, con il passare del tempo, anche il tema della successione.

Il problema nasce quando ciascuna di queste cose viene affrontata separatamente.

Si rischia di avere tanti strumenti, magari anche validi, ma nessun progetto.


Prima degli strumenti vengono le domande

È uno dei principi sui quali ho costruito il mio modo di lavorare.

Prima di chiedermi “dove investire?”, preferisco cercare di comprendere “perché?”.

Quale parte del patrimonio deve rimanere disponibile?

Quale può essere destinata al lungo periodo?

Quali obiettivi vogliamo raggiungere?

Quali rischi potrebbero compromettere ciò che abbiamo costruito?

Ci sono persone che vogliamo tutelare?

Esiste un’impresa che prima o poi dovrà essere ceduta o passare alla generazione successiva?

E soprattutto: le decisioni prese oggi sono coerenti tra loro?

Solo dopo queste domande gli strumenti finanziari acquistano davvero significato.


Quando il patrimonio cresce, cresce anche la complessità

Non esiste una soglia precisa oltre la quale un patrimonio diventa “importante”.

La complessità non dipende soltanto dal suo valore.

Una famiglia con immobili, figli, un’attività imprenditoriale e differenti esigenze può avere necessità di pianificazione molto maggiori rispetto a chi possiede un patrimonio finanziario più elevato ma estremamente semplice.

Per questo non credo che esistano soluzioni riservate a una determinata categoria di persone.

Esistono situazioni più o meno complesse, che richiedono livelli diversi di attenzione e competenze.

E quando entrano in gioco aspetti fiscali, societari, successori o legali, il consulente finanziario non deve improvvisarsi commercialista, avvocato o notaio.

Deve saper riconoscere quando servono altre competenze e, soprattutto, riuscire a farle dialogare all’interno dello stesso progetto.


Il rendimento è importante. Ma non è il progetto.

Naturalmente gli investimenti devono essere efficienti.

Costi, rischio, rendimento, diversificazione e orizzonte temporale rimangono fondamentali.

Ma un patrimonio non esiste per ottenere la migliore percentuale possibile su un foglio Excel.

Esiste per servire la vita delle persone.

Può significare mantenere il proprio tenore di vita, aiutare i figli, proteggere qualcuno, costruire un’impresa, prepararsi alla pensione, avere libertà di scelta o lasciare qualcosa dopo di noi.Il rendimento è quindi uno degli strumenti attraverso i quali cerchiamo di raggiungere questi obiettivi.

Non è l’obiettivo in sé.


Dal portafoglio al patrimonio

Forse la differenza può essere riassunta proprio qui.

Gestire un portafoglio significa occuparsi degli investimenti.

Pianificare un patrimonio significa chiedersi quale funzione debbano avere quegli investimenti all’interno di qualcosa di più grande.

È un cambiamento apparentemente piccolo, ma modifica completamente il punto di osservazione.

Non si parte più dal prodotto da scegliere.

Si parte dalla persona, dalla famiglia o dall’impresa.E solo dopo si cercano gli strumenti più adatti.

Perché avere un patrimonio non significa automaticamente avere una strategia.

Costruirla significa dare una direzione alle risorse che abbiamo accumulato e, soprattutto, collegarle alle cose che per noi contano davvero.

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